La fervida intelligenza di Mons. Giaquinta e la indole portata a riflessione lo indirizzarono naturalmente ad affrontare con interesse e viva partecipazione gli studi umanistici nel liceo del Seminario Maggiore e poi quelli filosofici e teologici. Il Prof. Enrico Medi, che fu suo insegnante di fisica al Liceo, ricordava, negli anni in cui offrì generosamente al Movimento Pro Sanctitate la preziosa collaborazione, il giovane seminarista Giaquinta come uno dei suoi migliori allievi. Divenuto sacerdote fu indirizzato dai superiori, consapevoli delle sue capacità, alla Università dell’Apollinare dove conseguì la laurea utroque iure nel 1947.
Portato ad approfondire e ad ampliare il suo orizzonte culturale si dedicò agli studi teologici con entusiasmo, soprattutto alla filosofia tomistica, ma di S. Tommaso conservò nel cuore, sempre, più che la teologia l'orientamento spirituale: il ‘contemplata aliis tradere’ del grande filosofo fu il fulcro della sua ansia apostolica.
Si cimentò ben presto in composizioni poetiche che furono apprezzate da Don Giuseppe De Luca, figura di grande rilievo nell'orizzonte culturale cristiano della prima metà del Novecento.
Le responsabilità del suo ministero e le attività pastorali lo tolsero dagli studi in senso stretto e lo immisero nell'universo del cuore umano e della vita ecclesiale. Ma egli fu e rimase uomo di cultura, capace cioè di leggere e interpretare i segni dei tempi con intelligenza e razionalità, di intuire fermenti che aprivano al futuro, di individuare positività e limiti della società. Dell'uomo di studio rimase il rigore con cui analizzava situazioni ed eventi, l'impianto razionale delle sue riflessioni, l'esigenza di trovare sempre radici e motivazioni alle sue posizioni.
Profondo assertore dei valori della cultura e fermamente convinto che l'impegno a coniugare cultura e fede, cultura e Vangelo fosse uno dei canali privilegiati per diffondere la Parola di amore di Dio e per farla calare nel tessuto storico, Mons. Giaquinta affidò alla sua penna e alla creazione di una editoria specializzata in testi di spiritualità la possibilità di dare più ampia risonanza alle grandi utopie della santità e della fraternità. Pensava e progettava sempre "alla grande": nel 1962 volle la costituzione di una Tipografia e di due Case Editrici «La Roccia» e «Pro Sanctitate»; a Ti-voli negli anni Settanta si fece promotore di una Radio Fraternità ed incoraggiò molti laici e un sa-cerdote a proseguire nella creazione di reti televisive informate ai principi cristiani.
Per conoscere i poliedrici interessi e l'ampio raggio dell'attività culturale di Mons. Giaquinta ci riferiamo a due attività particolarmente significative: i suoi scritti e le conferenze in preparazione alla Giornata della Santificazione Universale.
Nel 1947 Mons. Giaquinta pubblica un piccolo opuscolo: Gesù nel dramma sociale; nel 1946 aveva pubblicato un piccolo testo dal titolo "Programma minimo di vita spirituale" che raccoglie indicazioni che egli aveva proposto ad una sua figlia spirituale.
Il primo volumetto di divulgazione sulla vocazione universale alla santità è stato «Santi ci si nasce o ci si diventa?» (1957). Alla presentazione della spiritualità e dell'apostolato dell'Istituto Secolare delle Oblate Apostoliche, Mons. Giaquinta ha dedicato il libro Suscipe hanc oblationem - Il dono di una giovinezza (ed. Ancora, 1964). Un cenno particolare va fatto alla trilogia pubblicata negli anni che vanno dal 1973 al 1981, nella quale vengono rispettivamente presentati la spiritualità e l'azione del Movimento Pro Sanctitate - L'amore è rivoluzione, 1973; degli Animatori Sociali e della Fraternità - La rivolta dei Samaritani, 1977; dei Sacerdoti Sodales e della Corrente del Cenacolo - Il Cenacolo, 1981, (tutti ed. Pro Sanctitate).
Il Commento sul Decreto Conciliare «Presbiterorum ordinis» sul ministero e la vita sacerdotale - Alle sorgenti della spiritualità sacerdotale, (ed. Pro Sanctitate, 1966) - si avvale, oltre che di una puntuale presentazione di Padre Raimondo Spiazzi O.P, e del commento fatto al testo da Mons. Giaquinta, anche di approfondimenti di illustri vescovi.
Don Guglielmo promosse fin dal 1957 una serie di conferenze per correlare la santità con ogni situazione umana, sociale, ecclesiale. L'intento era di dare concretezza alla santità, dimensione essenziale e primaria del messaggio evangelico, di togliere il pregiudizio che essa fosse riservata ad una élite e patrimonio solo dei conventi: si era negli anni Cinquanta e i primi fermenti della chiamata universale alla santità erano di pochi ma cominciavano a serpeggiare nella Chiesa.
I suoi Corsi di Esercizi Spirituali pubblicati, come già detto, continuano, com'era desiderio dell'autore, "a fare del bene", a diffondere il messaggio evangelico, a far conoscere la ricchezza della Chiesa, a formare la coscienza dei cristiani alla santità e alla fraternità.
da L’apostolo della santità, Maria Mazzei, ed. Pro Sanctitate, 2003