Per dare consistenza ed operatività agli ideali di vita così fortemente sentiti e vissuti, come la vocazione universale alla santità, la fraternità sociale, la spiritualità sacerdotale del Cenacolo, Monsignor Giaquinta ha fondato nel corso degli anni la famiglia apostolica Pro Sanctitate, articolata all'interno in varie strutture, conosciuta anche sotto il nome dì Massimalismo Apostolico.
Il nome - Massimalismo Apostolico - fa riferimento ad una duplice dimensione: alla contem-plazione dell'amore infinito "massimalista" di Dio, rivelato in Gesù Cristo, e all'impegno di tutti gli uomini a rispondere a questo amore divino così largamente effuso nel cuore umano.
Il Fondatore non si limitò a pensare le grandi '"utopie" della santità e della fraternità universali, poiché le sentiva fortemente e le accoglieva come dono di Dio, come "carisma"; ne fece progetti di vita, proposte esistenziali che furono seguite da tanti figli e figlie spirituali che accettarono con cuore aperto e disponibile il Padre e il carisma, la sua profezia e i suoi programmi apostolici.
Non è possibile naturalmente raccogliere in un breve scritto che cosa sia stato il Fondatore in più di quaranta anni di fondazione.
Ma occorre almeno accennare ad alcuni tratti di Mons. Giaquinta come Fondatore. Innanzitutto fu fedele custode del carisma, lo serviva non come cosa sua, ma come dono di Dio e non permise mai che ci fossero cambiamenti, accomodamenti, svisamenti, anche quando questo avrebbe potuto dare risultati più immediati e concreti all'apostolato Pro Sanctitate.
Altra caratteristica è stata la sua capacità di vivere accanto ad ogni parte della famiglia del Massimalismo Apostolico secondo le finalità specifiche di ciascuna. Lo abbiamo visto suscitare ed accompagnare i progetti degli Animatori Sociali e della Fraternità sociale, sempre attento e profeti-co nelle sue intuizioni.
Esortava gli Animatori Sociali ad essere presenti nella società, ad intervenire e ad operare in tutte le strutture. Prevedeva per loro la possibilità di incidere anche a livelli legislativi e politici o della cultura; li richiamava ad impegni concreti, e seguì con paterna sollecitudine l'esperienza che per alcuni anni gli Animatori fecero a Roma nel carcere di Rebibbia e in altri luoghi.
La pupilla dei suoi occhi sono stati la Corrente del Cenacolo e i Sacerdoti Sodales. Con loro desiderò condividere la spiritualità sacerdotale, insegnò e testimoniò una profonda unità con il Papa e con il Vescovo. Non cessava di ripetere che solo sacerdoti santi sono in grado di animare e suscitare comunità ecclesiali sante. Fino all'ultimo momento della sua vita si è preoccupato di vedere benedetta e consolidata la sua fondazione sacerdotale dall'approvazione ecclesiastica. E Dio lo ha esaudito: pochi minuti prima della sua morte, le Costituzioni dei Sodales sono state protocollate presso il Vicariato di Roma; l'approvazione è pervenuta il 6 giugno dell'anno seguente (1995).
Con affetto particolare è stato Padre fermo, generoso, per le Oblate Apostoliche, che egli definiva la struttura forte e generatrice delle altre nella preghiera e con l'impegno apostolico; e per il Movimento su cui contava per la diffusione del suo ideale più caro, la vocazione universale alla santità. Riservava per questa realtà le ioni più profonde nella formazione; spesso, soprattutto negli ultimi anni, riversava l'abbondanza e le primizie della sua esperienza spirituale toccava vertici di altissima spiritualità e contemplazione.
Era esigente della santità dei suoi figli, ma questo nasceva dalla volontà di vedere accolto l'adi un Dio geloso che richiede alle sue creature purezza di cuore, di mente, di intenti.
Seguiva tutti e ciascuno con attenzione personale non fatta di molte parole, ma di preghiera gesti di accoglienza; dal contatto con lui ci si va rassicurati e si ritornava con la certezza sere stati orientati alla luce e nella verità di Dio.
da L’apostolo della santità, Maria Mazzei, ed. Pro Sanctitate, 2003