Biografia
«Se Dio è amore, se è la fonte della nostra realtà, se è nostro Padre, dobbiamo riamare Lui, ma amarci anche fra noi fratelli con un amore universale di fraternità, coscienti di dover camminare verso un’identica meta: l’amore del Padre, la santità di ciascuno e di tutti noi» (Omelia, 1 novembre 1974). Nel cuore del messaggio di Mons. Giaquinta si colloca anche questa dimensione della fraternità spirituale, da cui nasce come naturale conseguenza “l’utopia” di una fraternità sociale su cui impostare le strutture sociali, politiche, sindacali. Se gli uomini sono fratelli nell’unica divina paternità, devono esserlo in tutte le dimensioni umane.

Da questo assunto è derivata la elaborazione di una spiritualità sociale che Mons. Giaquinta presenta nel volume La rivolta dei Samaritani, edito nell’ottobre del 1977.

La speranza di una composizione armoniosa dei rapporti umani nell’abbraccio universale di Cristo era stata già preannunziata in un piccolo volume: Gesù nel dramma sociale, del 1947, scritto nell’immediato dopoguerra, quando l’impegno politico e sociale del cristiano aveva ancora il sapore e l’entusiasmo di una missione.

Spesso nel linguaggio e anche nei titoli dei suoi volumi Mons. Giaquinta usa termini come “rivoluzione”, “rivolta”, “utopia”, con i quali egli ha voluto indicare ed esprimere la profondità, la novità e la potenza sconvolgente di alcuni principi. Il riferimento assoluto era la “rivoluzione” delle beatitudini, la “carta” della radicale novità evangelica. Citiamo una sua definizione di “utopia”: «Dobbiamo onestamente concedere che l’idillio di una universale completa fraternità capace di dominare e trasformare il mondo appartiene al regno delle grandi utopie. A condizione però che si dia a tale parola un senso positivo altissimo, il significato, cioè, di un ideale completo, che mai potrà essere realizzato, ma verso cui dobbiamo camminare con sforzo, volontà e tenacia» (La rivolta dei samaritani, pag. 306).

L’auspicio di Paolo VI di costruire la “civiltà dell’amore” trova nel messaggio di Mons. Giaquinta una eco profonda e una esigenza di concretezza: ciò che egli ha detto e ha fatto, l’eredità di pensiero, di spiritualità; gli Organismi ecclesiali da lui fondati - in particolare, per questo aspetto, gli Animatori Sociali e la Fraternità sociale - costituiscono un seme fecondo da cui potrà svilupparsi l’utopia, così cara al suo spirito: “tutti santi, tutti fratelli”.

La civiltà dell’amore si costruisce sul Vangelo; durante gli anni del suo episcopato cosi scriveva in una Lettera pastorale del 20 maggio 1979: «È ormai l’ora di comprendere che il Vangelo non è solo lettura di Chiesa o testo di studio o di discussione, ma soprattutto norma concreta di vita».

«Noi desideriamo compiere la missione che Dio ci ha affidato e parlare di amore e di fraternità. Per questo, Signore, dacci il dono della parola e il coraggio della testimonianza». Suona così una preghiera di Mons. Giaquinta dal titolo “Costruttori di un mondo nuovo” (Preghiere, ed. Pro Sanctitate, pag. 127).

Egli chiedeva al Signore con umiltà il dono della parola e il coraggio della testimonianza, ed è stato davvero un testimone. La sua porta e il suo cuore sono stati sempre aperti ad accogliere tutti; e dava con abbondanza ciò che riteneva più prezioso: l’amore di Cristo, il perdono che consolava, la parola di luce che dava certezza. Cercava di colmare il vuoto di Dio.

da L’apostolo della santità, Maria Mazzei, ed. Pro Sanctitate, 2003

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