Il 18 marzo 1939 un gruppo di seminaristi del Seminario maggiore di Roma salgono trepidanti all’altare del Signore; fra questi don Guglielmo Giaquinta. La ordinazione sacerdotale di questi giovani era stata posticipata per la morte di Pio XI e la prima Messa fu da loro celebrata il 19 marzo. Don Guglielmo si trovò così un Patrono non cercato: S. Giuseppe. Negli anni a venire nel suo cuore S. Giuseppe diventò un riferimento costante, amato e venerato, e lo volle Patrono dell’Istituto delle Oblate Apostoliche da lui fondato.
La notizia della Ordinazione di questi seminaristi la troviamo nel giornaletto “Vita parrocchiale di Santa Maria ai Monti”, del febbraio 1939.
Mons. Giaquinta, nella sua lunga e infaticabile missione di Direttore spirituale, iniziata fin dai primi anni del suo sacerdozio, ha veramente portato molte anime al Signore. Questo è stato uno dei carismi più fecondi della sua azione pastorale. Confessava per tante ore: la mattina prima di andare in ufficio al Vicariato, nei pomeriggi di mercoledì e sabato, la domenica mattina. Era una guida ferma, illuminata e illuminante. La formazione spirituale da lui data è rimasta nel cuore di tutti, anche di coloro che lo hanno seguito per pochi anni, una pietra miliare, un segno positivo indelebile.
Molto austero, soprattutto nei primi anni, lasciava però sempre con il cuore rasserenato e aperto alla grazia. Sapeva intuire i tempi di Dio e i tempi degli uomini. Discreto e paterno, guidava con sapienza all’incontro con Dio e metteva nel cuore anche una profonda tensione apostolica. Preghiera, ascesi, trasformazione in Gesù, apostolato: erano questi i punti cardine su cui indirizzava i suoi figli spirituali. Nel tempo la trasformazione in Cristo acquistò le tonalità di una profonda tenerezza e un tocco di sapienza mistica.
Ciò che insegnava, lo viveva lui per primo; era un maestro credibile, perché autentico testimone. Una persona racconta dei primi anni del suo sacerdozio alla Madonna dei Monti: «Don Guglielmo celebrava sistematicamente la S. Messa alle 6,15 all’altare di S. Benedetto Giuseppe Labre, e io vi partecipavo sempre. Don Guglielmo celebrava veramente con uno straordinario raccoglimento. Un giorno, dopo la Messa, ricordo che avevo un piccolo crocifisso da farmi benedire e pensai di andare in sacrestia. Lo trovai inginocchiato per il ringraziamento dopo la Messa, lo chiamai ma non mi sentiva. Pensai: prega con tanta devozione da non accorgersi di nulla... ma allora è così che si prega».
Il lavoro di formazione delle coscienze alla santità e la sollecitudine per un apostolato della vita interiore non fu svolto solo attraverso la Direzione spirituale e il sacramento della Penitenza ma anche attraverso la predicazione di Corsi di Esercizi Spirituali e di Ritiri.
Fu presente con questa attività anche nelle strutture diocesane e fu prezioso Assistente in Roma delle donne di Azione Cattolica che serbarono di lui un ricordo vivissimo.
Sono più di cinquanta i Corsi di Esercizi Spirituali da lui predicati ai laici e circa trenta quelli tenuti ai sacerdoti. Tra questi va segnalato il Corso predicato ai Vescovi del Triveneto nel 1973, a cui fu presente il Patriarca di Venezia Albino Luciani, futuro Papa Giovanni Paolo I.
I Corsi di Esercizi sono stati incisi su cassette e poi, alcuni, ripresi e pubblicati.
È da sottolineare nella sua azione pastorale una caratteristica che lo accompagnò sempre: il desiderio di comunione e di unità fra tutte le forze ecclesiali. Aiutò tutti: Azione Cattolica, movimenti apostolici e di spiritualità, suore e religiosi.
Ritornava frequente nei suoi discorsi l’espressione “ecumenismo spirituale”, auspicando una comunione fra tutte le forze impegnate nell’apostolato della spiritualità per essere testimoni della unità richiesta da Gesù nel Cenacolo e per essere più incisiva presenza nel mondo.
da L’apostolo della santità, Maria Mazzei, ed. Pro Sanctitate, 2003