Biografia

«La fedeltà lunga e sofferta illumina la croce e rivela il volto misterioso dell'amore». Queste parole, conclusive di una preghiera di Mons. Giaquinta (cf G. G. "Preghiere", pag. 52, ed. Pro Sanctitate), delineano un modo, uno stile di vita e ci introducono nel sacrario di una esistenza così particolare e così segnata dall'amore divino.

Egli fu apostolo della vita interiore: la vita interiore, che ha la sua sorgente nella Trinità, ci viene donata nel sacramento del battesimo ed è continuamente rinnovata e fortificata dalla presenza dello Spirito. «Se qualcuno mi ama, verremo a lui e faremo dimora presso di lui» (cf Gv 14,23). Mons. Giaquinta considerò e stimò la vita interiore come fondamento della santità, come mistero insondabile che fa "unica" ogni creatura ed è insieme dono prezioso che possiamo condividere con i fratelli.

Perno della vita interiore l'Eucaristia, ineffabile presenza divina che conforta, ammaestra, costruisce comunione: oggetto di amore, di tenerezza, di affidamento. Per Mons. Giaquinta l'Eucaristia è stata l'accesso all'infinito amore di Dio Padre, la via che sostiene il cammino della difficile santità quotidiana, il Pane divino che parla di condivisione, di immolazione, il luogo santo dell'unità del Corpo Mistico. Gesù Eucaristia fu per lui il Maestro che insegna mitezza e umiltà. Una brevissima preghiera da lui scritta il 14 febbraio 1991 esprime con il linguaggio semplificato dei contemplativi il suo amore per l'Eucaristia: «O Gesù Eucaristia, dolce Figlio di Maria, stai con me lungo la via perché io ti ami. E così sia». Una preghiera che lo ha accompagnato come freccia d'amore fino sul letto di morte.

Parlando del Padre, si commuoveva fino alle lacrime, soprattutto negli ultimi anni, quando recitava la preghiera del Pater Noster; «I1 dolce Padre» era una espressione che ritornava frequentemente sulle sue labbra. Viveva la S. Messa quotidiana come la grande preghiera di Cristo al Padre, durante la quale, nella forza dello Spirito, offriamo a Lui la rinnovazione del sacrificio della Croce e riceviamo, in comunione adorante e trasformante, il Corpo di Cristo. «Volontà di Dio, Paradiso mio». Quante volte gli abbiamo sentito dire questa frase! Nel dolore e nella malattia; quando si iniziava un nuovo lavoro e quando più difficile si faceva il ministero sacerdotale ed episcopale; quando attorno a lui morivano persone care. Questa frase a volte era sostituita da un'altra: «Figli miei, affidiamoci alla adorabile volontà di Dio». Tutto era "adorabile" se veniva dal Padre "buono" ai cui progetti si affidava senza condizioni. Allo Spirito Santo, dolce ospite dell'anima, a Colui che forma nel volto di ciascun uomo il volto di Cristo, Mons. Giaquinta ha continuamente chiesto forza, santità di vita, capacità di amare. «Spirito di amore e di santità, rimani in noi e facci diventare apostoli di santità».La preghiera era tutt'uno con la sua vita. Pregava ciò che pensava, pregava operando, lavorando, spendendo il suo tempo a contatto con le anime. Fedelissimo ai tempi di preghiera, sentiva la responsabilità di essere "sacerdos", cioè mediatore con Cristo fra gli uomini e Dio. Negli ultimi anni della sua vita il Signore gli ha concesso probabilmente doni particolari di contemplazione e di unione. 1 testimoni ne hanno avuto segni discreti, colti, più che dalle parole, dalla luminosità del suo sguardo. Una corda intima muoveva in particolare la sua preghiera: la parola "sitio" pronunciata da Cristo sull'alto della Croce. Vi coglieva l'essenza dell'amore del Signore, divino mendicante d'amore, vi attingeva la forza per offrire e per soffrire; affidava a quel Sitio il dolore del mondo e la speranza della santità.

Sin dagli anni della sua formazione sacerdotale la Vergine Maria è stata per Mons. Giaquinta un punto di riferimento essenziale nella sua spiritualità. La protezione della Madonna della Fiducia - discreta e materna presenza per tutti i sacerdoti formatisi nel Seminario Romano Maggiore, che la venerano come Protettrice - fu per lui un faro di luce, una garanzia di sicurezza. A Maria Monsignore ha affidato tutto: la sua persona, la sua famiglia spirituale, la missione sacerdotale, la diocesi. Le sue omelie, i Corsi di Esercizi Spirituali, gli incontri che egli intrattenne con persone diverse, terminano tutti con un riferimento a Maria. Vorremmo poterli citare tutti, perché, messi insieme, costituiscono un "monumento" di amore eretto alla Mamma di tutti gli uomini.

da L’apostolo della santità, Maria Mazzei, ed. Pro Sanctitate, 2003

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