Biografia
Il 1° novembre 1968 Mons. Guglielmo Giaquinta fu consacrato Vescovo per le mani del Cardinale Angelo Dell’Acqua nella Basilica di Sant’Andrea della Valle in Roma e il 17 novembre entrò nella Diocesi Tiburtina come Amministratore Apostolico. Il 4 febbraio 1974 fu nominato Vescovo Titolare della Diocesi Tiburtina.

Entrò nella “sua” Chiesa con tutto lo slancio della sua personalità e con il desiderio di essere Padre e Pastore e, come Cristo, anche “vittima” e “forma” del gregge a lui affidato. L’ampiezza e la profondità del ministero episcopale di Mons. Giaquinta, che ha abbracciato campi e modalità diversi, non possono essere racchiuse in questo breve profilo. Il suo ministero ha avuto profonde radici nel cuore di Cristo. Ha spaziato sul piano della formazione di tutto il Popolo di Dio, sacerdoti, suore, laici, nella vita della Chiesa universale, nella riorganizzazione delle strutture diocesane, nella fondazione di nuove Parrocchie, nella vita interna di Istituti religiosi, nelle singole coscienze.

La porta della sua casa era sempre aperta: non aveva tempi e ore di ricevimento; tolto il tempo di ufficio, di organizzazioni pratiche diocesane, di visite pastorali, era a completa disposizione di chi volesse parlargli. Era caratteristica la sua affettuosità nell’accogliere ogni persona, la pazienza nell’ascoltare, la sapienza del cuore nel consigliare. Ricordiamo la sua gentilezza nell’accompagnare tutti fino all’ascensore e il sorriso aperto e cordiale nel congedarsi.

La Chiesa lo ha avuto sempre attivo e attento Pastore, sensibile a tutte le problematiche, presente in modo costruttivo alle riunioni della CEI e ad altri importanti appuntamenti.

Dal 7 al 10 luglio del 1969 fu scelto, con altri dieci vescovi italiani, a rappresentare la CEI in un Simposio delle Conferenze Episcopali delle Nazioni Europee svoltosi a Coira (Svizzera), sul tema “Il prete in un mondo che cambia”; dal 27 al 28 maggio 1970 partecipò a Malta al 1° Congresso internazionale “per la distribuzione del Clero nel mondo”.

Il disegno, e il sogno, che Mons. Giaquinta si è impegnato a realizzare con la preghiera, il sacrificio, la predicazione e l’esempio è stato la creazione di una Chiesa famiglia, una Diocesi comunità fraterna, in cui la prima forma di amore fosse proprio il riconoscere in ogni uomo un fratello nell’unica paternità divina, e il centro di Cristo Redentore.

La sollecitudine per la Chiesa Tiburtina nata da una paternità spirituale profondamente sentita, non conobbe momenti di sosta; le parole di Paolo a Timoteo sono state il motore del suo ministero. «Proclama la parola, intervieni opportunamente ed importunamente, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e dottrina» (Tm 4,2). Frequenti visite pastorali, lettere dense di spiritualità inviate a tutti i fedeli tiburtini, incontri con i Movimenti presenti nella sua Chiesa, con l’Azione Cattolica, con i religiosi e le religiose, con il clero e i laici: Mons. Giaquinta non ha mai lasciato senza sostegno nessuna componente del popolo a lui affidato. La sua parola era forte e penetrante, i riferimenti concreti e comprensibili; era una parola che, mentre entrava nel concreto, investiva di luce evangelica tutti i problemi.

Frequentissimo, direi incessante, era il richiamo alla santità. È stato un Padre appassionato della santità dei suoi “diletti figli” tiburtini.

Nel marzo 1983, per l’anno di grazia del Giubileo della Redenzione, Mons. Giaquinta invia una lettera alla diocesi che è un documento pastorale di altissimo valore. L’Anno Santo deve essere realmente un anno di santità e formare le coscienze finché si aprano all’amore divino senza riserve e compromessi. Il Vescovo presenta cinque fini da perseguire; non possiamo riproporli tutti, ne citiamo solo alcuni stralci: «Spingere a un cammino generoso verso la santità e cioè a corrispondere al piano di amore di Dio che tutti vuole attrarre attraverso la sua perfezione... Formare dei cristiani che prendano coscienza delle enormi responsabilità che gravano su tutto il Popolo di Dio... Ricordare a tutti che solo in un’autentica pacificazione interiore con Dio è possibile fondare il vero amore fraterno e gli sforzi per una generale pace sociale» (Tivoli, 1 marzo 1983).

Conservò e custodì sentimenti di profonda paternità spirituale nei confronti della diocesi di Tivoli fino alla fine dei suoi giorni. Infatti, quando nel 1987 per motivi di salute rassegnò le dimissioni e lasciò la Diocesi, disse che avrebbe continuato ad amare la “sua” Chiesa perché «un padre, i figli non li dimentica. E quindi vi porterò sempre nel cuore» (Saluto alla Diocesi, 1 novembre 1987).

Biografia