Il santo di oggi

Oggi ci si trova nella situazione vissuta da Paolo di una umanità implorante aiuto, e quindi c’è la probabilità che questa umanità che implora un aiuto possa ascoltare la parola di Dio, a condizione però, che, oggi come ieri, ci sia una voce come quella di Paolo, e che il mondo riesca ad avere santi autentici, dei santi “moderni” che rispondano alle esigenze di oggi, che sappiano risolvere i problemi di oggi.

Quali dovrebbero essere le caratteristiche del santo di oggi?

Ciascuno di noi è chiamato ad essere tra questi; accostiamoci dunque a questo studio liberi dalla tentazione di proiettare tali caratteristiche al di fuori di noi, senza pensare quindi di cercare le caratteristiche stesse in altri, decisi a viverle sulla nostra pelle, sulla nostra carne, nel nostro tempo, nel nostro spazio, per cui ciascuno deve dire: io devo essere il santo di oggi.

Quale dunque il santo di oggi? In primo luogo un uomo aperto, che abbia la capacità di cogliere il pullulare di bene, di ansie, di attese, di speranze, che sappia cogliere nei movimenti che attorno nascono, fioriscono e forse muoiono, la voce implorante dello Spirito; una creatura, cioè, aperta a tutte le suggestioni dello Spirito. Non è possibile rinchiudersi nei vari schematismi, ma è necessario avere l’ampiezza del cuore di Cristo e di Paolo nella piena fedeltà alla Chiesa, ma con l’ampiezza della Chiesa stessa.

Il santo moderno, quindi, deve avere un senso di ampiezza e di percezione dei valori positivi anche tra le realtà negative, con il senso di ottimismo che nasce appunto dalla certezza che è lo Spirito che agisce, non dimenticando che anche la maturazione del mondo verso alcuni ideali, cui si è già accennato prima, è opera dello Spirito: è lo Spirito che agisce nel mondo, senza che questo ne abbia la percezione, spingendolo verso Cristo. Di qui la necessità di saper valorizzare gli aspetti positivi di un mondo che resiste allo Spirito.

Secondo elemento è quello della gioia. Ormai il mondo, pervaso da tristezza, paura, terrore, va cercando sguardi che siano pieni di serenità e di gioia: la felicità è la ricerca profonda del cuore umano. Se realmente crediamo in Cristo, se abbiamo trovato la nostra felicità in Lui dobbiamo emanare, ispirare gioia. Quante volte siamo tristi, abbattuti, pessimisti, non diamo serenità attorno a noi, non diamo gioia! Occorre avere la capacità di superare le piccole mille cose che a volte possono esserci nella vita di ciascuno per avere spazi più ampi, per dare quella gioia profonda che ci viene dal possesso di Cristo. Se tutti fossimo stati più seminatori di speranza e di gioia quante più persone si sarebbero accostate a noi: avrebbero trovato ciò che esse cercano, cioè la felicità e la gioia.

Altro aspetto è il dinamismo. Siamo in un tempo di dinamismo e di attività, il mondo attorno a noi si muove. I figli delle tenebre – così possiamo chiamarli con termine evangelico – sono scaltri, più capaci, più dinamici dei figli della luce. Come rimanere inerti di fronte a giovani che vengono irretiti dai partiti politici cui sanno darsi in forma completa fino al sacrificio a volte della vita, e senza guadagno alcuno?

Non è possibile starsene tranquillamente a contemplare la bontà del buon Dio che abita in noi con la sua presenza trinitaria, mentre il mondo attorno crolla, sereni solo di avere con noi il Signore, disinteressandoci del resto.

Il Signore non ha fatto così, il Signore si è donato. Paolo accanto all’altissima contemplazione aveva il massimo della donazione e del dinamismo.

È il momento di agire, non nel senso della fattualità puramente materiale, ma del dover portare Cristo, e ripetere con S. Paolo la esigenza di evangelizzazione e di sentire la spinta interiore: Guai a me se non avrò evangelizzato, perché l’amore di Cristo mi spinge e mi brucia dentro. (cfr. 1 Cor 9, 16; 2 Cor 5, 14)[1].

Oggi c’è bisogno di leaders, di animatori, di persone che sappiano prendere in mano le redini delle situazioni. Molto spesso ci sono tante attese e tante speranze che non si concretizzano perché manca qualcuno che abbia il coraggio di assumersi la responsabilità, di pagare in proprio e di andare avanti. Occorrono dei rivoluzionari dell’amore, persone capaci di creare attorno a sé un movimento rivoluzionario dell’amore, così come gli altri sanno fare nell’odio e nella violenza.

Tutto questo esige, come già si diceva, la perdita del proprio spazio e del proprio tempo per donarsi. È indispensabile uscire dal proprio guscio per darsi agli altri, uscire dal proprio egoismo, dalla propria autosufficienza, dalla commiserazione di se stessi, dalle personali problematiche, dagli eventuali complessi che a volte attanagliano, perché gli altri hanno bisogno di noi, della nostra donazione, di quel Dio di cui abbiamo la presenza e il possesso datoci dall’esperienza. Ma è solo nell’amore verso il Signore Dio, nostro Padre, verso Cristo e lo Spirito, e nell’amore autentico ai fratelli, che è possibile trovare la forza di darsi a un simile ideale uscendo da se stessi e quindi custodire la motivazione della propria santità.

Questo è il santo di cui oggi il mondo ha bisogno.

Viene da chiedersi: sono io una persona di questo tipo? In caso di risposta negativa perché non dire: da oggi comincia la mia vita nuova della santità, secondo le esigenze del mondo di oggi?

Guglielmo Giaquinta, La santità

edizioni Pro Sanctitate


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